SCIENZA A SCUOLA

Esperienze scolastiche


Bruno Pontecorvo (1913-1993) era il più giovane dei "ragazzi di via Panisperna", non a caso chiamato (nel gruppo di cui facevano parte, con Enrico Fermi, , , e - un po' defilato per interessi e partecipazione - ) il "cucciolo".

Laureato a 20 anni, già nel 1934-36 prendeva parte all'attività riguardante l'attivazione di nuclei mediante bombardamento con neutroni lenti, che avrebbe portato alle innumerevoli applicazioni della fisica nucleare, dalla produzione di radioisotopi per uso medico, alla produzione di energia e agli impieghi militari.

Tra il 1936 e il 1940, Pontecorvo si trasferisce a Parigi, all'Istituto del Radio, dove lavora con Frederic e Irene Joliot agli urti di neutroni, con energie comprese tra quelle dell'agitazione termica e 200keV, su protoni, e anche alle transizioni elettromagnetiche tra isomeri, continuando poi questo lavoro tra il 1937 e il 1939 al Laboratorio di Lazard a Ivry.

Passa poi in Canada, dove lavora con Pierre Victor Auger, dal 1943 al 1944 al problema di determinare il cammino libero medio dei neutroni lenti in acqua pesante D2O e anche al problema pratico di come realizzare schermature dei neutroni emessi da un reattore nucleare. Nel 1941-42 ha anche contatti con gli americani di Oklahoma, con i quali lavora alla ricerca di campi di petrolio mediante una tecnica detta del "carotaggio neutronico". Nei 5 anni dal 1943 al 1948 partecipa, prima a Montreal e poi a Chalk River, alla messa in opera del più intenso reattore nucleare dell'epoca, un reattore a uranio naturale e acqua pesante (NRX), con elevatissimi flussi di neutroni termici.

Ma intanto, nel 1946, incomincia a interessarsi di neutrini e di metodi radiochimici per la loro rivelazione, suggerendo il metodo basato sulla trasmutazione di Cloro in Argon con emissione di un elettrone, metodo che fu poi usato da Davis nella rivelazione dei neutrini solari.

In questo stesso periodo, Bruno Pontecorvo, stimolato dai risultati di un celebre esperimento italiano eseguito da Conversi, Pancini e Piccioni, avanza l'idea che l'elettrone e il mesone mu siano simili e concepisce l'idea di universalità delle interazioni deboli: queste idee costituiscono l'origine degli apporti più significativi del pensiero di Pontecorvo alla fisica delle particelle elementari. Egli studierà le proprietà del mesone mu per tutto il periodo di permanenza in Canada e a Chalk River, cioè fino al 1950 (anno in cui decide di passare in Unione Sovietica), mettendo a punto importanti strumenti di rivelazione con Hanna, Kirkwood e Hinks.

Una volta in URSS, al laboratorio di Dubna, dotato di un grosso sincrotrone per protoni (il cosiddetto "sincrofasotrone"), Pontecorvo continua a lavorare ai mesoni mu (con Mukhin, Zaretsky e Suliaev) e concepisce l'idea, suggerita dai dati sperimentali, che il neutrino associato ai mesoni mu sia diverso da quello elettronico: per riconoscere l'originalità di questa idea, sulla sua pietra tombale nel "cimitero degli inglesi", a Roma, è stato scritto, in simboli forse incomprensibili al visitatore occasionale, che il neutrino muonico è diverso dal neutrino-e.

Si occupa poi, con Okun e Selivanov, di produzione associata di particelle "strane", con Korencenko e Selivanov di urti tra mesoni pi-greco e bersagli vari. Ma il suo principale interesse restano i neutrini, particolarmente quelli di altissima energia prodotti da acceleratori. Questa attività lo impegna a Dubna per oltre venti anni, fino alla prima metà degli anni '70. Questo lo porta anche ad occuparsi di astrofisica dei neutrini, un settore in cui si può considerare un pioniere, specie nello studio dei neutrini solari. Già dal 1957, con Bilenky, Gribov e Okun si interessa a problemi ancora oggi considerati di frontiera: il mescolamento leptonico, la transizione muonio-antimuonio, le masse dei neutrini, le oscillazioni dei neutrini.

Bruno Pontecorvo ha pubblicato molte opere importanti, buona parte delle quali, in collaborazione con colleghi russi, su Enrico Fermi; ma anche, poi, testi divulgativi sulla fisica dei neutrini (alcuni dei quali in italiano) e una autobiografia (sempre in italiano).

La sua avventurosa "fuga" [] in URSS, proprio nel periodo in cui imperversava la guerra fredda, suscitò molto scalpore: fu sospettato di attività di spionaggio, sino a che, tornato in Italia negli anni '70 dopo avere incontrato colleghi italiani già a Dubna, approfittando della eccezionale mobilità dei fisici in tempi di rapporti internazionali assai difficili, ebbe modo di precisare di non avere mai partecipato in URSS ad attività di interesse militare. Afflitto dal morbo di Parkinson negli ultimi anni della sua vita, non conosceva soste e si comportava sino all'ultimo come uomo attivo e impegnato, anche in problemi di politica internazionale e di salvaguardia della pace nel mondo.

di C. Bernardini

Bruno Pontecorvo con la moglie e il figlio nel 1940
 
Pontecorvo con Fermi
Pontecorvo in URSS
 
Pontecorvo durante una visita in Italia