SCIENZA A SCUOLA

Esperienze scolastiche


Edoardo Amaldi è una delle figure più importanti della fisica italiana del '900. È l'erede naturale e continuatore della scuola che Enrico Fermi abbandonò quando scelse di andare negli Stati Uniti anziché tornare in Italia nel 1938, subito dopo avere ricevuto il Nobel. Iniziò la sua attività di ricerca nel campo della spettroscopia atomica e molecolare secondo le tendenze della fisica degli anni '20 (introdotte in Italia da , che aveva raccolto intorno a sé i "ragazzi di via Panisperna", , Fermi, e Amaldi, a cui vanno aggiunti Persico, e ); in quel tempo, utilizzò con Fermi il cosiddetto "modello statistico dell'atomo" detto "atomo di Thomas-Fermi" per costruire tabelle numeriche di funzioni d'onda.

Ma, verso il 1932, Edoardo Amaldi seguì i nuovi programmi di ricerca del gruppo guidato da Fermi e si dedicò alla fisica nucleare. Partecipò così alle ricerche con i neutroni lenti, e alla scoperta delle loro straordinarie proprietà nell'attivazione di nuovi elementi radioattivi.

Divenne uno dei migliori esperti di queste tecniche della nascente fisica nucleare, alle quali lavorò in coppia con Fermi dopo la partenza di tutti gli altri da Roma, dal 1935 al 1938: furono anni di lavoro sistematico durissimo, durante i quali i due realizzarono numerose scoperte sulla fisica dei neutroni, tra cui quelle sulle risonanze e sull'assorbimento abnorme da parte del cadmio (che servirà alla realizzazione delle barre di controllo dei reattori). Avendo scelto (forse suo malgrado) di rimanere in Italia durante la guerra, alla fine delle ostilità mise tutta la sua energia, competenza e capacità organizzativa nella ricostruzione dell'ambiente scientifico italiano ed europeo.

Non abbandonò mai, per questo, l'attività di ricerca: fu forse il primo ad osservare, con i suoi collaboratori, tracce di antiprotoni nei raggi cosmici, utilizzando la tecnica delle emulsioni nucleari; partecipò poi a vari esperimenti, a Frascati (elettroproduzione di mesoni) e al CERN (produzione di gamma in collisioni nucleoniche).

A lui si devono in buona misura la nascita del CERN a Ginevra (di cui e' stato Segretario Generale dal 1952 al 1954, Presidente dello Scientific Contatti Committee dal 1958 al 1960, Presidente del Council dal 1970 al 1971), dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - INFN - (nel 1951, in intensa collaborazione con Gilberto Bernardini, Antonio Rostagni e Gleb Wataghin), dei Laboratori di Frascati e innumerevoli iniziative speciali: dette il suo appoggio, infatti, allo sviluppo degli anelli di accumulazione per elettroni e positroni, alla ricerca in fisica nucleare applicata e nel campo dei reattori, alla crescita della fisica della materia, dell'astrofisica con la ricerca delle onde gravitazionali (alla quale dedicò un grande sforzo personale negli ultimi anni della sua vita). È diventato professore a Roma nel 1937, all'età di 29 anni.

Ha diretto l'Istituto di Fisica dell'Università di Roma dal 1949 al 1960. E' stato prima Vicepresidente e poi Presidente della Unione Internazionale di Fisica Pura e Applicata (IUPAP) tra il 1948 e il 1960. È stato Presidente della Commissione Scientifica della Fondazione Solvay per la Fisica dal 1968 al 1973. È stato presidente dell'INFN (dal 1960 al 1965) e, al momento della sua scomparsa, era Presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei; ha avuto naturalmente numerosissimi riconoscimenti accademici internazionali.

Se si dovesse sintetizzare in una breve frase appropriata la qualità più importante di Edoardo Amaldi, si potrebbe dire che sapeva usare come pochi altri la sua autorevolezza scientifica per ottenere da tutti la massima collaborazione nello sviluppo di programmi di ricerca dei quali era spesso il principale ispiratore.

di Carlo Bernardini

Edoardo Amaldi a 25 anni
 
Amaldi, Wick e Fermi sul lido di Ostia
 
Amaldi segretario generale del CERN
 
Amaldi negli anni 70