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Il Medioevo

La concezione dell'infinità dell'universo ha origine con i Greci, anche se non si può ridurre la storia dell'infinità dell'universo alla riscoperta della visione del mondo degli atomisti Greci che divenne meglio nota attraverso la riscoperta di Lucrezio. Non dobbiamo dimenticare che le concezioni infinitiste degli atomisti Greci furono respinte dalle tendenze principali del pensiero filosofico e scientifico Greco, e che per questo motivo non fu accettata dai medioevali.

Durante il Medioevo, il senso della parola ‘mondo’ non registrò mutamenti rispetto all’accezione classica; la discussione sulla pluralità dei mondi si svolse sotto forma di commento ai testi aristotelici; un cambiamento si ebbe dopo la condanna di una serie di tesi aristoteliche promulgata nel 1277 dal vescovo di Parigi, Etienne Tempier. Ciò che rimane immutato, prima e dopo questa data, è il fatto che non si tratta di decidere dell’esistenza effettiva di altri mondi oltre il nostro (prova evidente della sua unicità è l’assenza del riferimento ad altri mondi nella Bibbia), ma solo di verificarne la possibilità teorica. Fino al 1277, la risposta al problema è quasi unanime: in base alla fisica aristotelica, è impossibile ammettere che Dio avrebbe potuto creare più mondi; dopo il 1277 invecemolti commentatori ne ammettono la possibilità, in nome dell’onnipotenza di Dio.

Il primo a prendere seriamente in considerazione la cosmologia di Lucrezio fu Giordano Bruno. Tuttavia fu Cusano, l'ultimo grande filosofo del Medioevo, che per primo respinse la concezione cosmologica medievale e al quale è ascritto il merito, o il crimine, di aver sostenuto l'infinità dell'universo.

NICOLA CUSANO


cusanoNicola Cusano (1401 - 1464) fu un cardinale di origine tedesca che si occupò di teologia, ma fu anche matematico e astronomo.

Cusano sostenne, contro Tolomeo, che la Terra non è immobile, ma ruota intorno al proprio asse e che non è possibile determinare il centro dell'universo, che è infinito; che le stelle sono simili al Sole, che intorno ad esse possono ruotare dei pianeti e che alcuni pianeti possono essere abitati. Si tratta, in effetti, di una visione dell'universo che appartiene alla tradizione neoplatonica e che è stata sostenuta anche nel Medio Evo, dai testi di Ermete Trismegisto ed Alano di Lilla (XII secolo).

La concezione del mondo di Cusano non è però basata sulla critica all'astronomia contemporanea o alle teorie cosmologiche. Il suo universo è uno sviluppo, imperfetto e inadeguato, di Dio

L'opera più nota di Cusano è "La dotta ignoranza", nella quale sostiene l'impossibilità di costruire una rappresentazione univoca ed oggettiva dell'universo.